Autore: miaghi
Quando l'omino alzò la mano per un vorrei, il signor D. da dietro la scrivania gli urlò "no, tu no!" L'omino se ne fece una ragione, l'ennesima, la mise nel cassetto, con le altre, e tornò a volare con la fantasia, senza dar fastidio a nessuno.
La sua fantasia era scolpita a parole nella sua immaginazione. In cuor suo aveva gran traffico. Sensazioni e sentimenti andavano senza che alcun semaforo ne gestisse la precedenza. Aveva chiaro quale fosse quello più forte. Ma sapeva che il traffico vuole le sue regole e non è possibile calpestare le cose. Le cose esistono. Ma soprattutto succedono. Ed era successo che lei lo aveva conosciuto su una panchina di un parco giochi, lui guardava le scarpe a terra, lei guardava i bambini giocare. Niente parole. Solo che poi lei, incuriosita dalla sua cupezza, interruppe il silenzio.
Chi sei tu?
Lui non rispose.
Oh. Alzò la voce. Chi sei tu?
Lui si voltò. Sta parlando con me?
Lei si accese una sigaretta. Ci sono altre persone qui?
Ci sei tu!
E secondo te io mi domando chi sono?
Io lo faccio ogni giorno.
Parli da solo?
Esatto.
E il dialogo è interessante?
Beh, mi faccio un sacco di domande.
E le risposte.
Me ne manca sempre una.
E quindi?
E quindi fisso le scarpe per cercare se la inciampo prima o poi.
Sei strano.
Cosa è normale?
In effetti hai ragione. Vuoi diventare mio amico?
Perché dovrei?
Perché sono bella e perché sono diversa.
Vedo che sei bella. Ma non sono sicura tu sia abbastanza diversa.
E quindi?
E quindi nulla. Che ti serve?
Chi ti ha detto che mi serve qualcosa?
Agli amici serve sempre qualcosa.
Tipo cosa?
L’amicizia.
Sei strano ma abbastanza saggio. Sì mi serve la tua amicizia.
Perché?
Perché io devo uscire. Spesso. Ma non so a chi affidare la mia anima.
Portala con te.
Non posso.
Perché?
Perché non mi serve.
Bella storia. Che significa non ti serve?
Voglio dire che ho deciso di vivere certe cose senza portarmi dietro l’anima che poi non si fa mai i fatti suoi.
E perché dovrebbe rimanere con me?
Perché mi sembri uno che discute con la propria anima. Lo sai che l’anima dopo un po’ si nasconde nella punta dei piedi. Ecco perché quando siamo pensierosi guardiamo le scarpe.
L’hai inventata questa cretinata o ti sei laureata in cazzate?
Non invento nulla. Ho un’anima anche io, e lei mi dice dove preferisce nascondersi. Solo che non posso portarla con me.
E allora pensi che possa tenerla io. Io vi sto osservando e devo dire che non ho capito se sto parlando con te o con la tua anima.
E quindi?
E quindi vedo davanti a me una ragazza bella bella e un’anima clamorosa.
E quindi?
E quindi dico che siete gemelle, te e la tua anima, e asserisco che non vi siete mai viste perché vi incontrate distrattamente allo specchio e non sapete chi è chi…
E quindi?
La vostra bellezza è dovuta alla combinazione per cui il tuo volto esprime un’anima e la tua anima ha il tuo volto.
Me lo fai sto cazzo di favore o no?
Devo fare da anima sitter?
Esatto.
Ed io cosa ne ho in cambio?
La mia amicizia.
E che me ne faccio?
Perché dici questo?
Perché non saprei cosa farmene dell’amicizia di una senz’anima, peggio non saprei come consolare un’anima senza.
E allora come posso ripagarti?
Mi accontenterò di un bacio.
Ti accontenti di poco.
Secondo me, invece, è un gran bel prezzo.
Tu chi sei?
Me lo hai già domandato. Io sono un’anima devo aver perduto il corpo da qualche parte (e oggi mi piove dentro).
Ma se c’è il sole.
Appunto. Piove dentro.
Allora siamo d’accordo?
Bene. Quando verrai a riprenderla?
Domani, forse. Non lo so!
Solo una cosa.
Dimmi.
Lasciami l'ombra di ciò che mi hai chiesto perché mi rimanga qualcosa da placarci il mio (di me) biasimo.
L’avevo detto che sei strano. Questo che cavolo dovrebbe significare?
Questo significa che farò il tifo per la tua anima, che decanterò il tuo corpo e che racconterò la tua testa.
Stai bene?
Ti sembro uno che sta bene?
No.
Allora perché ti fidi?
Perché sei come una boccata di aria buona.
Grazie. Metto da parte il sorriso. Mi scuserai se non lo consumo subito. Sai io sono persona spesso goffa e devo attendere che qualcuno si fermi per comprendere cosa sono (in)oltre. Io quell’universo è stropicciato, ce n'è troppo, tanto che dentro non ci sta tutto.
E dove sta il resto?
Ce so che dentro di me c'è un universolitario ed io scrivo su questo quaderno per spiegarlo, perché l’ho nello zaino.
Quale idiota si porta la solitudine nello zaino?
Quell’idiota che non può condividerla. Del resto parliamo di solitudine.
E pesa?
Dipende. Ora sono con te e lo zaino è a terra. Ho guadagnato un sorriso e forse un bacio. Perché ci tieni così tanto ad un bacio?
Perché aspettare di essere baciati significa rimanere con le labbra seccate, proprio come i sogni interrotti.
Dove ci incontriamo, qui?
No, in riva alla città.
Cioè dove?
Dall’altra parte della strada, c’è il parcheggio di un grosso supermercato. Ci sono pascoli di carrelli senza briglie da due euro. Sarò lì domani sera, con la macchina.
Hai una macchina?
Ho la patente. E una macchina.
A domani allora.
Lei se ne andò vagamente incuriosita da quello strano tipo. Gli aveva lasciato l’anima che, arrabbiata, si era infilata nelle scarpe dell’uomo. Lui attese un po’ sulla panchina, poi decise che era il momento di andare. Mise un passo dopo l’altro, cercando di non urtare la sensibilità costretta della nuova anima sua ospite e, canticchiando una canzone, se ne andò verso la macchina. L’indomani avrebbe avuto un bacio.
Lei arrivò puntuale.
Sembrava triste. Lui come al solito era con gli occhi sui piedi. L’anima di lei faceva capolino dalla scarpa destra.
Che hai?
Niente, lascia stare, non potresti capire.
E’ per questo che mi hai affidato la tua anima? Perché non capisco la tua vicenda?
No, che c’entra.
Dico che mi avevi offerto l’amicizia e che quindi un amico deve saper comprendere.
Non ho voglia di parlarne.
Non vuoi o non puoi?
Che vuoi dire?
Che ho la tua anima e non posso ridartela se non ho certezza che non le farai del male.
Te l’ho lasciata proprio per evitare che si facesse del male.
Cazzata. Lei sì fa del male se non la consideri.
E quindi?
E quindi guardati.
Cosa?
Come ti senti?
Non bene. Sto. Ma almeno lei sta meglio.
Lei sta, come te. Per stare meglio dovete stare insieme.
Non lo so, oggi non sono in vena di filosofia spicciola. Dimmi quanto ti devo, ridammi la mia anima e ciao. Prenditi sto bacio.
E no, non vale così. Il bacio me lo dai e io me lo prendo. O viceversa. Ma prima mi devi un ballo.
Non era previsto un ballo.
Ma la tua anima ha detto che se non balli la perdi per sempre.
E dove dovremmo ballare, qui?
Certo, in riva alla città. C’è la luna, le stelle e solo noi due a volerci bene.
Tu sei matto.
Strano, sono strano.
Fa lo stesso.
Allora tagliamo corto. Balliamo cosa? E la musica?
Ho lo stereo della macchina.
Bene, sbrighiamoci.
Aspetta devo prendere la sabbia dal cruscotto.
Cosa?
La tua anima voleva che ballassimo sulla sabbia, ne ho un po’, e ci dessimo un bacio sotto la stella blu.
E dove la trovi la stella blu?
Quella dell’insegna può andare. Che dici basta un pugno di sabbia?
Che dice la mia anima?
Che sei troppo nervosa.
Io? Ma ti rendi conto di cosa mi stai chiedendo?
Guarda che io me ne stavo per i fatti miei, sei tu che poi hai fatto un’offerta.
Ok, tagliamo corto. Metti ‘sta cazzo di canzone.
Aspetta. Andata.
Chi suona?
Dj Myke e Max Zanotti dei Deasonika “ti ucciderò all’alba”
Ok… metti quello che ti pare. Non hai Ligabue?
No.
Va bene. Ma sei sicuro che non c’è qualcuno che ci guarda?
No, questa è una spiaggia di segreti finissimi. Se poggi l’orecchio sui cordoli di gomma senti il mare.
Il mare di cazzate che dici.
Il mare. Punto.
Sei nervosa…
E tu?
Un po’ d’ansia.
Dai balliamo, magari mi passa pure questa sensazione strana che ho nello stomaco.
Lo stereo acceso e la macchina a braccia aperte a suonare un giro di do era tutto quello di cui avevano bisogno per dimenticare l’ansia. Ché rimanere con le labbra secche come i sogni interrotti serve solo a non riuscire a dire “voglio”.
Quando lui si avvicinò alle sue labbra, lei lo baciò. In quell’istante sbarrò gli occhi e lo vide per la prima volta.
Cosa siamo noi?
Noi? Noi siamo talmente diversi che insieme completiamo un'ipotesi.
Poi fece un inchino, le baciò la mano e la guardò come si solo si guardano le cose più belle. Lei si toccò le labbra, poi vistolo sparire nel buio si fermò per guardarsi i piedi.
Sul muro di fronte una scritta rossa fosforescente recitava
“E' questo il limite della tua vastità.
Mi porta dove so che non ci sarai più.
Forse l'immagine della mia ingenuità,
è un cielo che non ha mai avuto nuvole,
Nuvole per me.” *
* ti ucciderò all’alba
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Pubblicato il 08/02/2010 alle 15:36
Categoria: Narrativa
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