e c’è un sole che arriva
piccolo e caldo
sulle dune dell’anima
mentre il corpo slacciato
si assopisce
la taverniera mesce
liquido fulvo
in una tazza blu di terracotta
e l’incavo dei seni denudato
da una traccia di stoffa
debole all’occhio
mostra un anello rosa
di carne ritta al tocco
dello sguardo
sul ripiano legnoso
una mano si arriccia
e la memoria curva
torna al passato
dove ci fu qualcosa
che l’assopì
probabilmente il corpo
divenne ostaggio
di un altro corpo incolto
di impertinenza
e nel calice vuoto
trova una traccia
l’uomo di mare dallo sguardo chiaro
mentre ingolla il suo rhum
disabitando l’essere dal cuore
senza più fretta
e chiede ancora un gotto
per sentire
corpo e mani vicine
all’incoscienza
per risanare all’occhio
a gola intrisa
l’ enigma del linguaggio
che in un gesto fugace
schiva il ricordo
ricordo queste particolari intessiture, fanno tornare alla mente la manualità di certi mestieri ormai scomparsi. vi si evince un certo pudore, un rispetto nell'osservare che non è mia dovuto. molta malinconìa, in un poetare che è proprio a chi ama appassionatamente.
fa ccio un carissimo saluto all'autore, che spero rileggere presto.
Autore: alex manunta
13-06-2010 alle 14:41
ricordo queste particolari intessiture, fanno tornare alla mente la manualità di certi mestieri ormai scomparsi. vi si evince un certo pudore, un rispetto nell'osservare che non è mia dovuto. molta malinconìa, in un poetare che è proprio a chi ama appassionatamente.
fa ccio un carissimo saluto all'autore, che spero rileggere presto.