Avanzi di una cena del 1986

Autore: mescalina

benvenuta mira
arrivederci, mira

il fracasso di una motocicletta
sui campi di patate
la solitudine
di un'oliva nel piatto

non sai
quanto ti odiavo


*


tu, devastata e felice
come un lontano dopoguerra

lo splendore di un lume spento
che sogna se stesso


*


e cercavo nel tuo corpo
il punto in cui la gioia
si corrompe

la cicatrice piccola
sul polso: un morso
del cane nero
con cui giocavi da bambina


*


in fondo
al mio sguardo

una stagione
che non sapeva raccoglierti

Pubblicato il 10/09/2009 alle 21:03

Categoria: Poesia
Voti: 8
Visualizzazioni: 188
Commenti: 12

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Autore: io431
10-09-2009 alle 22:49

E' quasi violenta. Strabella.


Risposta inviata da gocciadisole il 10-09-2009 alle 23:26

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Autore: le mot imaginaire
11-09-2009 alle 07:28

mi fa tremare. ne sento tutte le vibrazioni.


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Autore: Ada
11-09-2009 alle 09:12

antichi dolori incisi a fior di pelle che scuotono il lettore.

sì, incisioni. di pregio.

ada


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Autore: chiara
11-09-2009 alle 09:44

Se due negazoni affermassero, qualcosa di nuovo potrebbe avere vita. invece la vita sembra affermare una contraddizione insanabile. Mi convinco sempre di più che diventi poesia, è questa insanabilità inspiegabile a diventarlo. Per me, una delle tue più toccanti, eppure è austera nella sua spezzata rigidezza. Grazie. So quanto costi pubblicare (... a volte anche commentare, vien da chiedere scusa).


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Autore: itinera
11-09-2009 alle 11:34

Certe volte la poesia dice più di ogni altra comunicazione. Forse perchè sconfigge il pudore che celerebbe la debolezza del non saper accogliere chi non ci ha accolto (o raccolto).
Esclusi da quella gioia, da quel lume che altrove risplendeva fino a spegnersi.
Intensa e quietamente nostalgica mantiene una notevole tensione lirica dal primo all'ultimo verso.


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Autore: dragonero
12-09-2009 alle 13:55

scarna ed allo stesso tempo piena, allusiva e contemporaneamente senza scopo vero, introspettiva ma può essere di tutti, graffiante solitudine come se la solitudine sapesse di essere sola, poesia vera


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Autore: luisluis
12-09-2009 alle 20:14

"tu, devastata e felice
come un lontano dopoguerra".
Magnifica sintesi.


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Autore: nerjana
12-09-2009 alle 21:57

certo questa poesia non può passare inosservata. scritta davvero bene dall'inizio alla fine.


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Autore: voltaire
13-09-2009 alle 20:53

meravigliosa, giuro. fausto


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Autore: assenzio
23-09-2009 alle 00:34

conferma.
di un leggere raro.

gentechescrive ha una pessima grafica.

come tutte le cose che hanno sostanza.


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Autore: dragonero
05-02-2010 alle 17:28

più la rileggo più la trovo geniale

f


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Autore: Meursault
05-02-2010 alle 19:17

La trovo estremamente frammentaria. Basata su nessi analogici deboli. Fastidiosamente minimalista. A cominciare dal titolo, passando per la solitudine dell'oliva (qualcuno l'avrà poi mangiata?) e andando a finire al morso del cagnaccio.
Mi si perdoni l'ironia. E' che tanto incenso non lo capisco. Alcune immagini, a mio avviso, sono davvero di buon impatto, ma restano inserite in una trama lirica del tutto disarticolata. Disposte secondo un ordine apparentemente casuale ed unite da un gioco debole di assonanze e allitterazioni. Poi, per carità, de gustibus non est sputazzellam.


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